Casi studio

Casi studio

Abbiamo raccolto alcuni casi significativi degli ultimi anni per dare modo di comprendere al meglio il nostro operato nei diversi ambiti di competenza.

DIRITTO PENALE E FAMIGLIA

Il Cliente si rivolgeva al nostro Studio per affrontare una difficilissima situazione venutasi a creare con la sua ex compagna. Questa, incapace di rassegnarsi alla fine della loro relazione, aveva mosso contro di lui gravissime accuse che rischiavano compromettere irrimediabilmente la sua vita.

Il caso presentava diversi rilievi critici che interessavano sia l’ambito civile (si doveva decidere dell’affidamento del figlio minorenne e dell’assegnazione della casa familiare) sia quello penale (la controparte aveva sporto querela contro l’ex compagno per violenza domestica e violenza sessuale, mai effettivamente subite).
Grazie ad una precisissima ricostruzione dei fatti, operata attraverso capillari indagini difensive e delicatissime operazioni peritali, si riusciva a far emergere ogni incongruenza e contraddizione che viziavano i racconti dell’ex convivente, sgretolando così l’intero impianto accusatorio.
In sede Penale riuscivamo ad ottenere l’archiviazione, evitando perciò che si aprisse il processo e che il nostro assistito si trovasse ad affrontare gravi accuse tanto false quanto diffamanti.
In ambito Civile riuscivamo ad ottenere per il padre l’affidamento del figlio minore e l’assegnazione della casa familiare, circostanza molto rara in questo tipo di cause dove l’affidamento congiunto e l’assegnazione della casa familiare alla madre sono la regola.

DIRITTO PENALE: STALKING NOT STALKING

La fine di una relazione può generare terribili conseguenze in grado di andare ben oltre la perdita sentimentale. Talvolta deflagrano in terribili conflitti che arrivano fino alle aule giudiziarie penali. Questo è stato il caso di una donna, che nel tentativo di recuperare il rapporto col proprio ex partner si è vista trascinare in Tribunale con l’accusa di stalking. Chiedeva pertanto la nostra assistenza legale, certa della propria innocenza e onestà di intenti.
Il processo, tuttavia, si dimostrava da subito molto delicato e tecnicamente complesso. Il Pubblico Ministero richiedeva, già nelle prime battute del procedimento, un’incidente probatorio per valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputata.

Superata positivamente questa fase, l’accusa presentava un’enorme mole probatoria contro la nostra assistita, comprendente intercettazioni telefoniche e numerose testimonianze a suffragio delle doglianze della presunta vittima.
Si decideva, pertanto, di rispondere con altrettanta veemenza a tali iniziative processuali, portando a nostra volta numerosi testimoni a favore ed offrendo una più corretta e verosimile ricostruzione dei fatti.
Le versioni proposte dai testi di controparte venivano minuziosamente confutate nella cross-examination, facendo emergere tutte le lacune e le incongruenze che via via emergevano dai diversi racconti.
Infine, grazie ad una lucida discussione finale, si riusciva ad ottenere la derubricazione dello stalking nel reato di minacce con l’applicazione della pena minima di 2 mesi di reclusione, sospesa mediante condizionale.

RESCISSIONE DEL GIUDICATO

Presenziare al proprio processo è un diritto inviolabile di ogni persona, tanto importante e basilare che una sua violazione può portare all’annullamento dell’intero procedimento. Tuttavia dare prova della sua inosservanza è cosa che richiede un’elevata perizia tecnica. Un assistito dello Studio, che a noi si era affidato per la cura della fase esecutiva della sua pena carceraria, veniva raggiunto da un’ulteriore condanna definitiva, comminata in un processo a cui lui, non solo non aveva preso parte, ma di cui non era mai stato a conoscenza.

Si decideva, quindi, di avanzare la cosiddetta azione della rescissione del giudicato, introdotta dal legislatore a far corso dall’anno 2017, volta ad ottenere, appunto, la rescissione della sentenza definitiva di condanna per l’incolpevole mancata conoscenza del processo da parte del nostro assistito.
L’azione richiedeva un attento studio della documentazione di causa e la stesura di una difesa tecnica molto complessa all’esito della quale si otteneva l’integrale annullamento della sentenza di condanna.

SALVATO DALLA CONFISCA

Chiedeva assistenza legale allo Studio un cliente fermato alla guida del proprio furgone con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/L ricadendo, pertanto, nell’area del penalmente rilevante. Subiva quindi il ritiro della patente e la confisca del mezzo di sua proprietà. La delicatezza della vertenza verteva sulla necessità dell’assistito a non subire la confisca del proprio veicolo in quanto supporto imprescindibile per il proprio lavoro.

In sede penale veniva richiesta la sospensione del procedimento con messa alla prova il cui buon esito portava all’estinzione del reato contestatogli, tuttavia permanevano le problematiche legate alla permanenza della sanzione amministrativa della confisca del mezzo.
Sotto questo versante si proponeva ricorso al Giudice di Pace dove veniva fatta valere l’equivalenza del percorso della messa alla prova con lo strumento dei lavori di pubblica utilità, che hanno come ulteriore effetto quello di evitare la confisca dell’automezzo sul quale il guidatore viene colto ebbro alla guida.
Il Giudice di Pace accoglieva le doglianze da noi offerte ed annullava il provvedimento amministrativo impugnato.
A riprova della correttezza del ragionamento giuridico offerto, poche settimane dopo, la Suprema Corte di Cassazione si pronunciava sulla medesima questione statuendo come anche la sospensione con messa alla prova, se chiesta nei reati per guida in stato di alterazione alcolemica, deve scongiurare la confisca del mezzo.